VERIFICATELO DA SOLI

LA PAROLA AI MEDICI

PERCHE' NO ALLA VIVISEZIONE
 
 
 
 
   
 
PERCHE' NO ALLA VIVISEZIONE
Sofferenza degli animali

La sperimentazione su animali è sempre cruenta verso l'animale, e nella quasi totalità dei casi termina con la morte dell'animale usato come cavia, che viene "sacrificato" (gli sperimentatori non amano usare la parola "ucciso"). Alla Pharmacia gli animali vengono avvelenati per provare la tossicità di nuove sostanze chimiche, vengono fatti ammalare di cancro o altre malattie artificiali indotte per provare nuovi farmaci, passano la vita in piccola gabbie tra sofferenze inaudite. Questa non è scienza, è una pratica medievale che fa ribellare qualunque persona dotata di un minimo di senso della giustizia.


Inutilità e pericolosità per l'uomo

Per poter vendere un nuovo farmaco, un'azienda farmaceutica deve, per legge, seguire un iter composto di 3 passi:
1. Sperimentazione del farmaco su animali
2. Sperimentazione su "volontari" sani per provare i possibili effetti collaterali negativi, cioè "quanto fa male" (i volontari in realtà sono pagati profumatamente). Si tratta di un campione molto piccolo, 10-15 persone ogni volta, che non può fornire dati statisticamente significativi.
3. Sperimentazione sui malati negli ospedali, per valutare gli effetti terapeutici, vale a dire "quanto fa bene". In questo caso le cavie umane sono qualche decina, sempre troppo pochi per avere dei dati statisticamente significativi.

Al termine dell'iter, il farmaco viene venduto e il consumatore finale diventa la vera, inconsapevole cavia: solo durante questa fase si ha un campione statisticamente significativo di cavie umane. Infatti, dopo qualche mese o anno di permanenza sul mercato, moltissimi farmaci vengono ritirati in quanto pericolosi, o vengono segnalati nuovi effetti collaterali gravi nel foglietto illustrativo, mai emersi dai test su animali. Negli USA, le malattie iatrogene (cioè quelle causate dagli effetti collaterali dei farmaci) sono la quarta causa di morte.

La legge stessa ammette implicitamente che i test su animali sono del tutto irrilevanti ai fini di valutare l'effetto di un farmaco sugli umani: infatti, se il primo passo dà risultati negativi - il farmaco provoca effetti collaterali gravi o la morte, negli animali sotto test - si prosegue comunque, per legge, al secondo passo, il test sui volontari sani. Il risultato del primo passo NON è assolutamente vincolante per passare al secondo. Negli anni 2001-2002, il dr. J. Horn e i suoi colleghi svolsero due grosse ricerche di raccolta dati: in una raccolsero risultati ottenuti sperimentando su 6468 esseri umani in 22 diverse sperimentazioni; in un'altra raccolsero i corrispondenti risultati ottenuti su animali. Il confronto diede esiti sorprendenti: i test su animali e quelli sugli esseri umani vengono effettuati SIMULTANEAMENTE, palese logica dimostrazione che i test su animali non sono considerati validi neanche da coloro che li compiono.