Il Volantino
Pharmacia luglio 2003
SPERIMENTAZIONE
ANIMALE A TESTA ALTA
Cari colleghi,
in relazione agli eventi delle ultime settimane che hanno avuto per
oggetto la sperimentazione animale presso il Centro ricerche di Nerviano
e le relative proteste da parte di "animalisti", sembra
opportuna qualche precisazione.
DI CHE COSA SIAMO ACCUSATI? Nella interviste rilasciate
alla stampa e nei volantini distribuiti nelle varie manifestazione
di protesta, gli animalisti ci accusano 1) di utilizzare troppi animali,
2) di privilegiare senza ragione le specie più evolute, 3)
di maltrattare gli ospiti degli satbulare e infine 4) di sottoporli
alla vivisezione. Ma non è difficile replicare nel merito a
ciascuna di queste accuse.
1. Premesso che l'utilizzo di animali da laboratorio
a Nerviano è limitato a prove farmacotossicologiche mirate
a garantire l'efficacia e la tollerabilità di nuovi farmaci
oncologici, effettuate sulla base dei più recenti avanzamenti
della ricerca scientifica in campo biomedico, e come richiesto dalle
Autorità regolatorie internazionali, il numero di animali utilizzati
a scopi sperimentali dipende, in termini assoluti, dal numero di progetti
in corso, dal loro stato di avanzamento (ricerca, sviluppo preclinico
e clinico), da eventuali richieste specifiche delle Autorità
regolatorie ecc. Ma il dato più significativo (e che meglio
identifica il costante impegno verso una ricerca che ricorra agli
animali solo nel caso non sia scientificamente possibile ricorrere
a tecniche complementari o alternative) è la costante riduzione
del ricorso alla sperimentazione animale. Confrontando per esempio
il numero di animali utilizzati negli ultimi due o tre anni a Nerviano
con i dati relativi a fine anni '90, la riduzione percentuale è
stata in media del 50 per cento, mentre le più recenti statistiche
rese pubbliche dal Parlamento europeo e dal Governo italiano riportano
per lo stesso periodo una riduzione totale dell'utilizzo di animali
pari a circa il 15 per cento.
2. A Nervino non si utilizzano maiali, gatti, gerbilli,
criceti o altri animali da allevamento, mentre l'impiego di cavie
è alquanto limitato. Negli ultimi anni, invece, sono stati
usati a scopo sperimentale anche animali appartenenti a specie meno
evolute (come pesci e anfibi), sotto la spinta in questo senso di
tre distinte motivazioni.
Accanto all'affinarsi di nuovi test sempre più sensibili e
specifici e all'affermarsi del movimento animalista, ha avuto una
parte importante - inutile negarlo - anche l'imperativo di contenere
i costi: è evidente che, potendo sostituire un test sui primati
(che costano più di 3.000 euro l'uno) con uno sulle rane (che
costano cento volte meno), l'incentivo economico è considerevole.
3. Esistono precise normative sia europee (Direttiva
609/86) sia nazionali (Decreto legislativo 116/92) che indicano quali
requisiti devono possedere gli ambienti destinati a ospitare gli animali
da laboratorio (dimensioni, temperatura, umidità, ventilazione,
luminosità ecc) per garantire il benessere di ogni individuo,
secondo le esigenze fisiologiche ed etologiche della specie. Pharmacia
si attiene a queste normative con scrupolo, inoltre l'idoneità
di locali, gabbie ecc. è stata sempre confermata dalle periodiche
ispezioni effettuate dalle autorità deputate (Ministero della
salute, ASL, NAS, Uffici veterinari adempimenti CEE). Senza trascurare
che, dal punto di vista dell'attendibilità scientifica, solo
un animale sano e non stressato può dare indicazioni valide.
4. A Nerviano non si effettua "vivisezione",
che in ogni caso è un termine inappropriato per indicare prove
di valutazione dell'attività farmaco-tossicologica di un nuovo
composto. Si utilizzano invece a fini biomedici solo animali provenienti
da allevamenti riconosciuti idonei a produrre e fornire animali da
laboratorio, nel rispetto delle vigenti normative in materia. All'interno
del Centro esiste inoltre un Comitato etico istituito su base volontaria
(a tutt'oggi non esiste obbligo di legge in questo senso) fin dal
1986 e composto sia da ricercatori sia da personale "laico"
interno ed esterno all'azienda, che svolge, tra gli altri compiti
istituzionali, la revisione etica delle procedure e dei protocolli
sul mantenimento e l'utilizzo degli animali da laboratorio.
Interessi economici?
I fantomatici interessi economici che consentirebbero il permanere
della sperimentazione animale sono una leggenda metropolitana. Se
pure vi fosse un interesse da parte degli allevatori, esso non coinciderebbe
con quello degli sperimentatori che, se potessero sostituire tutta
la sperimentazione animale con test in vitro e simulazioni al computer,
risparmierebbero solo tempo e denaro, oltre ad avere la soddisfazione
di non dover ricorrere agli animali stessi. Per coniugare la nuova
sensibilità animalista con l'esigenza di ridurre i costi, Pharmacia
ha realizzato negli ultimi anni significativi investimenti per rendere
operativi test di screening in vitro che non prevedono l'impiego di
animali, sia nel campo dello studio dell'efficacia delle nuove molecole
di sintesi, sia nella valutazione della loro potenziale tossicità.
L'inserimento di numerosi ricercatori formati presso importanti istituzioni
italiane o internazionale in aree di ricerca come la biologia molecolare
e cellulare ha contribuito alla continua riduzione del ricorso della
sperimentazione animale e ha segnato, di conseguenza, una significativa
riduzione anche del numero di animali impiegati per l'attività
di ricerca, sviluppo e controllo qualità dei farmaci studiati
o prodotti a Nervino. Per esempio, si possono citare la "in silico
prediction" per lo screening di nuove molecole, i test di tossicità
in vitro condotti su linee cellulari sensibili agli effetti tossicologici
di determinate classi chimiche, così come l'applicazione del
test in vitro (LAL test) per verificare l'assenza di sostanze pirogene
nei lotti di farmaci prima della loro immissione in commercio. Quest'ultimo
test, oggi obbligatorio in base alle richieste delle Farmacopee internazionali,
in passato veniva condotto utilizzando annualmente un elevato numero
di conigli.
La sperimentazione animale sarebbe inutile?
Il campus di Nerviano nella sua configurazione attuale nasce negli
anni '80 come Centro ricerche di Farmitalia Carlo Erba, allora la
più grande industria farmaceutica italiana. Qui da allora sono
stati scoperti e sviluppati farmaci antitumorali (Adriblastina, Zavedos,
Ellence, Aromasin ecc.) che tutt'oggi hanno un ruolo chiave nella
terapia del cancro e che hanno contribuito a rendere curabili neoplasie
che in passato non lo erano (leucemie dell'adulto e infantili, tumori
mammari ecc.). Sempre qui sono stati scoperti e sviluppati farmaci
innovativi con altre indicazioni quali malattie infettive (Mycobutin),
malattia di Parkinson (Cabaser), depressione (Edronax) ecc. Grazie
a questi farmaci ogni giorno si salvano vite umane o si rendono comunque
disponibili terapie che migliorano sensibilmente la qualità
di vita. Per raggiungere questi importanti traguardi, centinaia di
ricercatori italiani e stranieri hanno impiegato le più moderne
prove in silico e vitro, ricorrendo tuttavia anche a test su animali,
per ottenere risultati non raggiungibili con la sola sperimentazione
in vitro e per garantire, come richiesto dalle normative internazionali,
efficacia e sicurezza di questi farmaci, prima di testarli sull'uomo.
A conferma del corretto approccio sperimentale adottato nelle fasi
precliniche e cliniche, il fatto che, sebbene alcuni di questi farmaci
siano in commercio già da diversi anni, sono considerati ancora
innovativi e rivestono ancora oggi un ruolo determinante nella strategia
terapeutica del medico.
Qual è invece l'utilità degli animalisti?
Scrupoli e impegni analoghi sul fronte animalista hanno una funzione
di pressione e di garanzia sul sistema, come l'opposizione sulla maggioranza:
l'aiutano a migliorarsi, anche se talvolta, per i comportamenti di
pochi, generano un potenziale pericolo per gli operatori del settore,
per l'immagine dell'industria farmaceutica, per le ricerche a favore
dell'uomo e magari per la stessa incolumità dei ricercatori
addetti.
Consigli utili.
Per concludere, ecco alcuni semplici suggerimenti di comportamento
che hanno gli obiettivi di proteggerci da possibili strumentalizzazioni
e di non esacerbare un dibattito che, se continuerà a essere
caratterizzato da toni pacati, ci riconoscerà sicuramente come
operatori etici e rispettosi:
- non discutere di sperimentazione animale al di fuori dell'ambito
lavorativo più ristretto e non fornire numeri sugli animali
impiegati e di futuro impiego, perché si tratta di informazioni
che non solo potrebbero esacerbare gli animi ma che violerebbero la
riservatezza dei progetti di ricerca se lette insieme ad altri dati
di dominio pubblico;
- impedire l'accesso di estranei o non addetti ai lavori ai nostri
laboratori, avvertendo i responsabili e/o la sorveglianza di eventuali
tentativi in tal senso; curare che tutti gli accessi siano chiusi
e funzionanti come da procedure di sicurezza in vigore;
- non dare informazioni sulle attività di laboratorio a terzi,
a meno che lo si consideri appropriato, e contattare i responsabili
in caso di dubbio;
- non dare informazioni riservate o personali su se stessi né
sui propri colleghi, specie quando è difficile identificare
l'interlocutore, come in caso di conversazione telefonica;
- in caso di dimostrazioni o eventi analoghi, seguire scrupolosamente
le istruzioni dei responsabili e degli addetti alla sicurezza; non
fermarsi ad argomentare perché ci si sente feriti e si vuole
spiegare come stanno davvero le cose: l'atmosfera di questi eventi
non si presta a un dialogo pacato e costruttivo, anzi si potrebbero
anche determinare pericoli per l'incolumità personale.
Queste "regole d'ingaggio" non intendono in
alcun modo suscitare allarmismo, ma semplicemente ricordare che il
nostro lavoro - specie quello di chi fa ricerca - rappresenta un grande
valore per il Paese e per la gente, anche se a volte presenta risvolti
spiacevoli, frutto della mancanza di informazione e di volontà
di capire.
A cura di Public Affairs - Pharmacia Gruppo Pfizer Inc.